Tra i luoghi simbolo scelti per raccontare l’anima più autentica di Genova nel nuovo volume fotografico commissionato da Axpo per i 25 anni della presenza dell’azienda nel capoluogo ligure, Palazzo Pallavicino occupa un posto speciale. A raccontarlo è Stefano Guindani, fotografo di fama internazionale, che durante una lunga esplorazione della città ha definito la dimora del principe Domenico Antonio Pallavicino “uno dei luoghi più affascinanti e sorprendenti” incontrati nel suo percorso.
Palazzo Pallavicino
Nel corso dell’intervista realizzata nella Lounge 30 di Terrazza Colombo, Guindani ha spiegato di avere vissuto l’incontro con il principe Pallavicino come un’esperienza unica, quasi fuori dal tempo. “È stato qualcosa di speciale, perché nell’immaginario il principe è una figura quasi mitologica, irraggiungibile”, ha raccontato.
Il fotografo ha sottolineato come, nonostante la fama di riservatezza che circonda il palazzo e il suo proprietario, l’accoglienza ricevuta sia stata estremamente calorosa. “Tutti mi dicevano che fosse difficilissimo da raggiungere e che il palazzo fosse stato aperto pochissimo. In realtà è stato molto accogliente, abbiamo scherzato, si è concesso subito agli scatti. Non è stato il classico shooting rapido e distaccato“.
A colpirlo profondamente sono stati soprattutto gli ambienti interni della dimora storica genovese. “Le dimensioni dei saloni sono impressionanti. Mi hanno fatto venire in mente i grandi balli dell’Ottocento che si vedono nei film. Anche lavorando in case molto importanti a Milano non avevo mai visto sale così immense“.
Secondo Guindani, uno degli aspetti più affascinanti del palazzo è proprio il contrasto tra l’esterno discreto e la magnificenza degli interni. “Da fuori non lascia immaginare ciò che si trova all’interno. È il grande understatement dei genovesi“.
Giardini storici
Particolarmente intenso anche il racconto dedicato ai giardini del palazzo, che il fotografo ha definito “una cosa splendida“. “Quando si dice che la bellezza salverà il mondo, io ci credo davvero. Quel giardino terrazzato, nel pieno centro urbano, è fantastico“.
Guindani ha espresso il desiderio che luoghi di questo valore artistico e storico possano essere conosciuti sempre di più dal pubblico. “Un po’ mi dispiace che sia chiuso. Sarebbe bello permettere alle persone di vedere tanta bellezza“.
Nel corso della conversazione il fotografo ha anche raccontato di avere scoperto, proprio entrando in contatto con la realtà aristocratica genovese, figure e tradizioni che non conosceva. “A Genova ho scoperto persino che cos’è un maestro di casa, il capo maggiordomo. È stata una scoperta affascinante“.
Nobiltà e bellezza
Guindani ha riflettuto anche sul ruolo culturale della nobiltà e sulla conservazione della bellezza artistica e architettonica. “Non possiamo pensare di essere tutti uguali in tutto, altrimenti perderemmo anche la voglia di sognare e di aspirare a qualcosa di bello“, ha detto. “Non significa che un nobile sia migliore degli altri, ma può rappresentare un riferimento culturale, estetico e artistico“.
Il fotografo ha ricordato le sue esperienze con i Savoia e con esponenti della nobiltà britannica, spiegando però come il contesto genovese abbia un carattere molto particolare. “I genovesi, anche nella parte nobile, mantengono sempre un grande riserbo, pur conservando l’importanza e il fascino della tradizione aristocratica”.
Genova autentica
Il progetto fotografico dedicato a Genova proseguirà ancora per alcuni mesi e il volume sarà pronto a dicembre. Guindani sta continuando a esplorare la città alla ricerca di scorci, dettagli e curiosità meno conosciute.
“Genova è una città che si rivela lentamente, quartiere dopo quartiere. È enorme, cambia continuamente volto ed è piena di sorprese“, ha spiegato.
Dal centro storico ai quartieri popolari, fino ai palazzi nobiliari e ai giardini storici, il fotografo ha raccontato di avere trovato una città capace di sorprendere continuamente anche chi la frequenta da tempo. Tra le ultime scoperte citate c’è stato anche il teatrino della Villa Duchessa di Galliera a Voltri, definito da Guindani “qualcosa di eccezionale“.