Stefano Guindani racconta il Principe Pallavicino: “Nelle foto c’è un uomo autorevole, ma profondamente umano”

Il celebre fotografo italiano firma a Palazzo Interiano Pallavicino una serie di ritratti dedicati a Domenico Antonio Pallavicino: un incontro tra storia, eleganza e identità genovese nel progetto realizzato per i 25 anni di Axpo.

La fotografia incontra la grande storia di Genova nelle sale di Palazzo Interiano Pallavicino. Qui Stefano Guindani, tra i più noti fotografi italiani, ha realizzato alcuni ritratti del Principe Domenico Antonio Pallavicino, protagonista di uno dei passaggi più suggestivi del progetto commissionato da Axpo per celebrare i suoi 25 anni con un omaggio visivo alla città. Un lavoro che intreccia volti, luoghi e memoria, restituendo la forza simbolica di una Genova che continua a parlare attraverso il suo patrimonio.

Il fotografo

Stefano Guindani è un autore affermato nel panorama internazionale. Nel corso della carriera ha lavorato tra moda, ritratto, reportage e travel photography, collaborando con riviste, grandi marchi e campagne pubblicitarie. Il suo stile si distingue per eleganza, costruzione narrativa e capacità di cogliere l’anima dei soggetti ritratti.

La scelta

L’idea di incontrare il Principe Pallavicino nasce da una curiosità maturata ascoltando la città. “Non c’è stato un motivo preciso. Parlando con molte persone, il suo nome tornava sempre come quello di una delle figure più importanti di Genova. Tutti ne raccontavano la storia e il ruolo centrale nel tessuto sociale cittadino”.

Accanto alla persona, Guindani era attratto anche dal luogo. “Il palazzo è uno dei più belli della città e, nella mia continua ricerca della bellezza, scoprirlo era un insopprimibile desiderio. Molti genovesi sognano di poterlo visitare almeno una volta, sono entusiasta di avere avuto questa possibilità”.

Lo stupore

L’ingresso a Palazzo Interiano Pallavicino ha lasciato un’impressione immediata. “È stato un piacere e un onore. La prima cosa che mi ha colpito sono stati questi saloni immensi, spazi pensati per ricevere e rappresentare il prestigio della famiglia”.

Il confronto con Milano, città che Guindani conosce profondamente, è inevitabile. “Dopo trent’anni trascorsi a fotografare alcune delle case più belle di Milano, posso dire di aver visto raramente ambienti così vasti e così riccamente decorati. A questo si aggiunge la presenza di opere d’arte dal valore straordinario”.

Il principe

Domenico Antonio Pallavicino appartiene a una delle più antiche e illustri casate nobiliari legate alla storia di Genova e di numerosi territori italiani. Il nome Pallavicino richiama secoli di diplomazia, mecenatismo e presenza istituzionale. Oggi il Principe rappresenta la continuità di questa eredità attraverso la valorizzazione della memoria storica e culturale, anche tramite le attività della Fondazione Pallavicino.

L’incontro

Guindani confessa di essersi presentato con un’immagine diversa del suo interlocutore. “Da alcuni racconti me lo aspettavo quasi irraggiungibile. Invece ho incontrato una persona molto gentile, cordiale e disponibile”.

Anche il servizio fotografico ha superato le aspettative iniziali. “Pensavo di fare uno scatto veloce, invece mi ha accompagnato in due saloni diversi del palazzo, dimostrando grande apertura e generosità”.

Non è mancato un momento di ironia. “Mi ha chiesto cosa pensassi del palazzo e io gli ho risposto scherzando che fosse un bellissimo monolocale. Alla domanda su quale fosse il palazzo più bello di Genova, mi ha detto: questo, oppure quello dei miei cugini in via Balbi, con la differenza che loro non hanno il giardino”. Noblesse oblige.

Tra storia e fascino

Per Guindani, figure come quella del Principe conservano ancora oggi un fascino autentico. “La storia mi appassiona molto e non credo affatto che un principe, oggi, sia fuori dal tempo. Viviamo in una Repubblica, ma questo non significa dover cancellare tutto ciò che appartiene alla tradizione monarchica e aristocratica. Grandi nomi come questi continuano ad avere un valore simbolico enorme”.

Il fotografo ricorda anche il suo primo incontro con la regalità. “Accadde ventitré anni fa, quando seguii il rientro dei Savoia in Italia. Eravamo in Sicilia ed era affascinante osservare i nobili siciliani in attesa di Vittorio Emanuele”. Negli anni successivi ebbe occasione di ritrarre anche Gaddo della Gherardesca nel periodo del fidanzamento con Sarah Ferguson.

Il ritratto

Davanti all’obiettivo, il Principe Pallavicino ha trasmesso una presenza precisa e riconoscibile. “L’impressione iniziale è stata quella di un uomo perfettamente a suo agio nel proprio ruolo: autorevole, sicuro di sé, consapevole della propria storia”.

Ma il dettaglio che più ha colpito Guindani è stato un altro. “Non ha esitato a sorridere davanti alla macchina fotografica, pur sapendo che quelle immagini sarebbero diventate pubbliche. Questo, per me, è il segno di una grande sicurezza interiore”.

Da qui la lettura finale del fotografo. “Ho ritratto una persona profondamente umana. Ed è proprio questo che mi è piaciuto di più: molti lo immaginano distante e irraggiungibile, mentre nelle fotografie si percepisce esattamente il contrario”.

Il progetto

Le immagini del principe rientrano in un lavoro più ampio dedicato a Genova. “Axpo mi ha chiesto, in occasione dei suoi 25 anni, di raccontare la bellezza e l’energia della città. Ho avuto grande libertà creativa e ho scelto di interpretarla seguendo il mio sguardo”.

Il percorso unisce simboli monumentali e scenari meno convenzionali. “Ho fotografato palazzi straordinari, ma anche luoghi meno celebrati e altrettanto identitari, come le Lavatrici. Sono salito a Prato Rotondo, da cui la città si osserva dall’alto, e sono arrivato fino all’abbazia di Borzone, ultimo presidio della provincia di Genova verso La Spezia”.

Accanto ai luoghi, i volti. “Ci sono personalità importanti, tra cui il principe Pallavicino, ma anche imprenditori, politici e giovani intraprendenti. Per raccontare davvero una città bisogna raccontare insieme i suoi spazi e le sue persone”.

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