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(Principe Domenico Antonio Pallavicino)

I Pallavicino di Genova, ramo della stirpe marchionale di origine longobarda che durante il Sacro Romano Impero resse la Marca Obertenga, sono una delle più antiche e illustri famiglie del patriziato genovese, distintasi nel corso dei secoli per uomini di governo, porporati, diplomatici, uomini d’armi e mecenati. Molti e importanti in Genova sono i palazzi e le chiese riconducibili alla committenza dei alla famiglia e ai suoi diversi rami fiorenti in città.

Presenti in Genova sin dal XII secolo, i membri del casato fecero parte della nobiltà civica e mercantile protagonista delle fortune del Comune di Genova e della realizzazione di un “impero coloniale” costituito da monopoli e basi commerciali diffuse in tutto il Mediterraneo e nel Mar Nero. Con il prevalere in città della fazione dei populares, ai quali fra Tre e Quattrocento fu riservata la carica di Doge teoricamente a vita, i Pallavicino, già aderenti alla fazione ghibellina, fecero costantemente parte dell’Ordine dei nobiles, rivestendo le cariche di governo riservate alla propria fazione e dedicandosi a imprese mercantili e finanziarie internazionali nel Mediterraneo e in Europa.

Con la riforma costituzionale che nel 1528 diede vita alla Repubblica aristocratica di Genova e dichiarò abolite le antiche fazioni, i Pallavicino vennero posti a capo di uno dei ventotto alberghi in cui furono distribuiti gli ascritti al Liber Civilitatis, gli unici che avrebbero avuto il diritto di rivestire le cariche di governo compresa quella di doge biennale. Sino al 1797, anno in cui il governo aristocratico fu sostituito da quello d’ispirazione rivoluzionaria francese, i Pallavicino si collocarono quindi, di generazione in generazione, nella componente del Patriziato Genovese ai vertici del potere politico della Repubblica, alla quale diedero innumerevoli senatori e tre Dogi.

I Pallavicino di Genova sono un ramo dell’illustre stirpe marchionale di origine longobarda che durante il Sacro Romano Impero aveva avuto il controllo della Marca costituita da gran parte del Nord d’Italia, compresa la Riviera Ligure di Levante e la Lunigiana, chiamata Obertenga poiché Oberto I conte di Luni ne fu investito da Berengario II nel 951. Nel 1630 l’imperatore Ferdinando II, in riconoscimento della loro discendenza da Adalberto ossia Oberto Pallavicino feudatario dell’imperatore Ottone I, accordò ai Pallavicino di Genova il titolo di marchese del Sacro Romano Impero, spettante ai maschi e alle femmine, e il privilegio di accollare il proprio stemma all’aquila bicipite imperiale.

Le genealogie familiari riconoscono il capostipite di questa linea familiare in Nicolò, stabilitosi a Genova a metà del XII secolo. La famiglia appartenne così sin dal Medioevo all’Ordine dei nobiles del Comune di Genova, rivestendo per diritto ereditario le cariche pubbliche secondo le modalità di una nobiltà civica al governo di una città importante che aveva esteso il proprio dominio su tutta la Liguria, sull’isola di Corsica e su numerose colonie nel Mediterraneo e nel Mar Nero.

Dal 1339, anno in cui Simone Boccanegra prese il potere e fu proclamato primo doge a vita di Genova e del suo Dominio, la fazione emergente dei populares acquisì un ruolo pubblico predominante, occupando la maggior parte dei posti di governo e riservando soltanto ai propri rappresentanti la carica dogale. I discendenti degli antichi nobiles ebbero però presto il riconoscimento del diritto a una parte delle pubbliche cariche, diritto sempre confermato dalle successive riforme costituzionali e dai governi stranieri che talvolta si insediarono approfittando delle aspre guerre tra le fazioni locali. Per questo numerosi furono i Pallavicino che sedettero nel Consiglio gli Anziani che affiancava il Doge o il Governatore e nelle principali magistrature cittadine, fecero parte di ambascerie inviate a sovrani stranieri e pontefici e furono posti al governo della Corsica e delle colonie del Mediterraneo orientale e del Mar Nero.

È noto l’uso delle famiglie nobili genovesi di consorziarsi in alberghi, aggregazioni familiari di carattere privato ma riconosciute dalle leggi, simili al clan nordico, i cui membri erano uniti da comuni interessi politici ed economici, possedevano beni comuni, abitavano tutti in una stessa contrada, protetta da torri, istituivano rendite per dotare le spose della famiglia, sovvenzionare gli studi dei figli e aiutare i membri del clan che si fossero trovati in difficoltà economiche e attraverso la coesione miravano a contare di più sulla scena pubblica e nelle principali basi commerciali. Nel corso del XV secolo, in una Genova travagliata dalle sempre più aspre lotte di fazione, la famiglia si aggregò con altre nobili e antiche famiglie genovesi all’albergo dei Gentile, ma con la nomina a cardinale nel 1489 di Antoniotto Pallavicino (Genova, 1441-Roma 10 settembre 1507), riprese la propria autonomia. Allo stesso periodo risale l’acquisizione del giuspatronato sull’Ospedale di Sant’Antonio di Prè in Genova, che un ramo dei Pallavicino avrebbe conservato sino al XVIII secolo, mentre da tempo la famiglia aveva acquisito il giuspatronato dell’antichissima chiesa genovese di San Pancrazio unitamente alle nobili casate dei Calvi, Ricci e Falamonica. Le quattro famiglie erano accomunate, oltre che dall’appartenenza alla nobiltà più antica, dalla prossimità delle rispettive dimore, tutte collocate appunto nell’area circostante la chiesa di San Pancrazio. Non a caso anche i Falamonica e i Ricci erano entrati a far parte dell’albergo Gentile. Nel 1593 la chiesa fu elevata a sede di parrocchia gentilizia – istituzione ecclesiastica tipicamente genovese caratterizzata da una giurisdizione familiare anziché territoriale emblema devozionale e sociale delle principali famiglie patrizie cittadine – per i soli Pallavicino e Calvi, poiché i Falamonica si erano estinti e i Ricci o Gentile Ricci si erano trasferiti da diverse generazioni nella città di Savona. La chiesa di San Pancrazio, attualmente sede della Delegazione ligure del Sovrano Militare Ordine di Malta, rimane ancora oggi parrocchia gentilizia dei Pallavicino, che la ornarono di opere d’arte di grande pregio.

Con la riforma costituzionale portata a compimento da Andrea Doria nel 1528 che diede vita alla Repubblica aristocratica di Genova i Pallavicino furono posti a capo di una dei ventotto alberghi (aggregazioni di famiglie ispirate a quelle medievali ma in questo caso decise dal governo) nei quali furono ripartiti i membri patriziato genovese ascritti al Liber Civilitatis (poi chiamato Liber Nobilitatis), gli unici ad avere diritto a ricoprire le cariche di governo sino a quella di Doge. Con l’ultima riforma legislativa della Repubblica di Genova emanata nel 1576, le Leges Novae, e la conseguente abolizione degli alberghi “artificiali” del 1528, la famiglia Pallavicino mantenne una posizione di primo piano tra le principali famiglie del patriziato genovese e i suoi membri furono costantemente rappresentati nel Senato della Repubblica, il massimo organo di governo, e tre di loro vestirono il manto dogale: Agostino (1637-1639), Gian Carlo (1785-1787) e Alerame Maria (1789-1791).

Il casato Pallavicino acquisì fama anche per figure di ecclesiastici illustri, tra i quali si ricordano Cipriano arcivescovo di Genova (1567-1586) e, oltre al già menzionato Antoniotto, quattro cardinali: Giovanni Battista (1517-1524), Opizzo (1686-1700), Lazzaro (1669-1680) e Lazzaro Opizzo (1766-1785).

Come altre grandi famiglie del patriziato, anche i Pallavicino acquisirono feudi nei domini asburgici e nel Marchesato di Monferrato e alcuni rappresentanti del casato presero dimora in località estere dando origine a discendenze che pur lontane dalla patria d’origine non dimenticarono mai la propria identità di patrizi genovesi. Un ramo dei Pallavicino, grazie all’affermazione del cardinale Lazzaro, si stabilì in Roma, dove il fratello del porporato, Stefano, acquisì il titolo di principe di Gallicano e il nipote Nicolò Saverio fu Carlo quello di principe di Civitella. Un altro ramo fu insediato a metà del Settecento a Bologna dall’illustre Gian Luca, maresciallo di Maria Teresa d’Austria e governatore di Milano, mentre nella seconda metà dello stesso secolo Gian Carlo, generale al servizio dell’imperatore Giuseppe II d’Austria, si stabilì in Ungheria, dando origine alla linea ancora fiorente dei margravi Pallavicino/Pallavicini, patrizi genovesi.

Alla caduta della Repubblica di Genova, dopo il periodo che tra 1797 e 1815 vide avvicendarsi sul territorio ligure profondi mutamenti istituzionali, con la definitiva annessione al Regno di Sardegna i Pallavicino mantennero una grande visibilità sociale, ricoprendo cariche pubbliche e dignità alla Corte regia di Casa Savoia, ma anche quella congenita intraprendenza che li vide partecipi del fermento economico che portò Genova a rivestire un ruolo primario nella nuova Italia. E neppure il passaggio al regime repubblicano, dopo i drammatici fatti della seconda guerra mondiale, in una società pur profondamente mutata ha fatto venire meno la presenza della famiglia nella vita sociale e culturale della città.